Questa volta non partirò da una mia (misera) foto, ma dal fatto più importante: io adoro Leonie Purchas!

Vi racconto tutto.

A Roma adesso c’è un festival internazionale della fotografia, per questo sono andato a vederne una parte al Palazzo delle Esposizioni. (In questo momento sono a Roma, ma non preoccupatevi: ancora per poco. Sto per partire per Nizza e poi per Parigi…). Più precisamente, ci sono diverse esposizioni al “Palazzo”, non solo quelle del festival.

Per iniziare, ho visitato “Il mito della velocità. Arte, motori e società nell’Italia del ‘900”. Decisamente nulla di eccezionale. Bellissime macchine e brutte opere d’arte, a mio parere. Poi è stata la volta di una mostra di artisti cinesi contemporanei con belli lavori. Ho apprezzato l’opera di “carta” in bronzo di Wang Du e le fotografie di Yang Yong e Wang Qinsong. C’era anche una specie di scultura che rappresenta un angelo che cade da una “singolarità” nel paradiso. L’ho trovata divertente, forse per simpatia professionale.

Poi sono stato alle esposizioni dedicate al Festival della Fotografia. Mi sono piaciute le cose di Paolo Woods sul tema dei lavoratori/manager cinesi trasferitisi in Africa (tutte le foto si possono trovare nel suo sito. Grazie!). Ho apprezzato anche l’esposizione della fotografa ceca Lucia Nimcova che mostra l’evoluzione/transizione della situazione socio-politica nella sua nazione, attingendo sia agli archivi fotografici della sua città che ai propri scatti.

Ma ho lasciato il meglio alla fine.

Conoscevo il lavoro di Leonie Purchas solo attraverso il suo sito e lo consideravo già interessante. Vedendo l’esposizione ho trovato il suo lavoro anche meglio di come me lo aspettassi. Il paragone più spontaneo è stato con Nan Goldin, da molto tempo la mia fotografa preferita. Forse per la natura del suo lavoro, sulla famiglia della stessa Leonie, con tutte le implicazioni emotive che ne derivano. Nel sito del Palazzo delle Esposizioni potete trovare la descrizione di questo lavoro che qui riporto:

In the Shadow of Things” si concentra sulla vita di sua madre, Bron, che dopo la rottura del suo primo matrimonio, ha iniziato dodici anni fa una nuova vita col suo compagno David e loro figlio Jake, trasferendosi in una casa isolata circondata da campi e foreste.
Nonostante gli anni passati, la maggior parte dei pacchi del trasloco erano ancora da aprire. Bron ha combattuto per anni con un disturbo ossessivo compulsivo che con le sue intricate regole e rituali ha dato luogo nella vita di tutti i giorni a pile di oggetti sparsi dappertutto.
Per molti mesi Leonie ha cercato di aiutare la madre a riprendere il controllo della sua casa e della sua vita, cercando di esprimere attraverso la fotografia il confronto con un mondo che pensava di conoscere ma che continua a rivelarsi.

Un lavoro stupendo. Eccezionale il ritratto di Martin (il marito di Leonie) sul punto di piangere. Leonie gli prende una mano e scatta allo stesso tempo.

Congratulazioni!

E come sempre una mia fotografia, scattata mentre camminavo per il centro di Roma diretto alla mostra.

Grazie mille a undulant per la spontanea e bravissima traduzione!



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